Obiettivo Sostenibilità. Italia indietro nella difesa del mare

Italia indietro nella difesa del mare. Il monitoraggio degli ecosistemi marini italiani è fra i meno adeguati d’Europa e l’Italia è in ritardo sulla tabella di marcia stabilita dalla Strategia europea per l’ambiente marino. Non riuscirà a raggiungere gli obiettivi da qui al 2020. Un dato è il più allarmante: il sovra-sfruttamento degli stock-ittici monitorati, con una quota dell’88% nel 2014. Quota che rimane ancora troppo alta, sebbene il trend abbia cominciato a migliorare (nel 2013 la quota arrivava fino al 95%).

 

Questo lo stato dell’arte in relazione agli obiettivi di Sviluppo Sostenibile stabiliti nell’Agenda 2020 per il goal numero 14, che richiede di “Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile”. I target fissati prevedono, fra l’altro, di ridurre l’inquinamento marino, gestire e proteggere gli ecosistemi marini e costieri, di regolare efficacemente la raccolta e porre fine alla pesca eccessiva, la pesca illegale, quella non dichiarata e non regolamentata e alle pratiche di pesca distruttive, di proteggere almeno il 10 per cento delle zone marine e costiere.

 

Il punto di riferimento è quanto stabilito dall’Europa. E l’Italia è indietro.  Si legge nel Rapporto Asvis 2017: “La Direttiva quadro 2008/56/CE sulla strategia per l’ambiente marino impone il raggiungimento nel 2020 del Buono Stato Ecologico (BSE, GoodEnvironmental Status), che deve seguire 11 descrittori i cui criteri e metodi di monitoraggio e valutazione sono stati riveduti con la Decisione 2017/848 della Commissione europea del 17 maggio 2017 e assicurare che le zone costiere siano gestite in maniera sostenibile. Se l’Italia rispettasse gli obblighi della Direttiva recepita con D.Lgs. n. 190 del 13 ottobre 2010, buona parte dei Target del Goal 14 sarebbero già di prossimo conseguimento. E purtroppo, così non è”. La maggior parte del programma di monitoraggio per misurare i progressi nella realizzazione del Buono stato ecologico sarà adeguato solo alla fine del 2018.

 

L’Italia è circondata dal mare ma non fa ancora abbastanza per difenderlo. “Malgrado il suo carattere geografico di penisola con un alto rapporto di sviluppo lineare costiero rispetto alla sua superficie territoriale, le performance dell’Italia per il monitoraggio delle misure imposte dalla Direttiva rispetto agli altri Paesi UE interessati, risultano tra le meno adeguate e per alcune attività di monitoraggio non si prevede il rispetto della soglia temporale del 2020 – evidenzia ancora il Rapporto – In ogni caso, il dato assolutamente allarmante è che la maggior parte degli stock ittici monitorati si conferma in sovrasfruttamento, con una quota dell’88% nel 2014, un risultato molto negativo ancorché di sette punti inferiori al valore registrato nel 2013”.

 

Fra l’altro va ancora ratificato il Protocollo offshore per la protezione del Mediterraneo contro l’inquinamento derivante dall’esplorazione e dallo sfruttamento della piattaforma continentale, dei fondali e del relativo sottosuolo, adottato nel 1994 nell’ambito della Convenzione di Barcellona. Nonostante queste carenze, la situazione registra qualche miglioramento nell’indicatore degli stock ittici in sfruttamento e nelle aree marine protette.

Posted by Terramare

Lascia un commento